Come aumentare i margini passando da agricoltore a trasformatore di vegetali

Nel mondo odierno il lavoro dell’agricoltore classico è sempre più difficile…ai tradizionali disguidi legati ai capricci della natura, si sono aggiunti quelli di carattere burocratico e infine quelli dovuti ad una grande distribuzione sempre più restia a riconoscere il giusto reddito a chi effettivamente produce; l’agricoltore classico vede pertanto ridursi sempre più il proprio spazio vitale.

Le soluzioni per poter uscire da questa situazione sono 2: diventare un imprenditore agricolo o cercare di ottenere prodotti ad alto valore aggiunto, quali i prodotti trasformati.

Le migliori macchine per la lavorazione dei vegetali del 2018

Non ritengo di avere le competenze per raccontarvi come ci si trasforma in un imprenditore agricolo, pertanto mi limiterò a darvi qualche dritta su come ottenere più profitto trasformando il prodotto, raccontandovi alcuni casi di successo.

Iniziamo dal concetto di trasformazione, che probabilmente è già noto ai più, ma meglio esserne sicuri: quando si parla di trasformazione di un prodotto agricolo, e più specificatamente di vegetali, si intende una serie di processi atti a modificare il prodotto iniziale attraverso determinate lavorazioni.

Queste possono essere chiamate di I gamma, quando si parla di lavaggio o calibratura o confezionamento del prodotto grezzo, oppure di IV gamma quando si trasforma il prodotto in modo tale da renderlo pronto per il consumo. Esistono inoltre la III gamma, quando si parla di prodotti surgelati, e la V gamma, quando si parla di prodotti cotti.

Ognuna di queste fasi di lavorazione richiede del tempo oltre che, normalmente, degli investimenti in attrezzature, tanto maggiori quanto più alta è la capacità oraria richiesta. E’ chiaro che, fatto 100 il costo di un prodotto al consumo e 1 quello del prodotto grezzo, andando a ritroso ognuna di queste fasi assorbe una parte del margine potenziale che viene così ridistribuito lungo la catena. Oggi la parte più importante del margine, escludendo la distribuzione, viene assorbita da chi si occupa delle fasi di taglio, pelatura e cottura (IV e V gamma). E’ altresì ovvio che il mercato è già pieno di operatori di questi settori che, grazie alle loro dimensioni molto importanti, hanno delle economie di scala tali per cui è molto difficile fargli concorrenza.

Sono però presenti delle nicchie che consentono di fare piccole produzioni di prodotti trasformati con una marginalità importante ed andando a recuperare prodotti che magari non sono vendibili nel mercato del fresco perché, seppur buoni da mangiare, hanno delle piccole imperfezioni o sono di calibri che non vengono consumati.

Per meglio chiarire le possibilità che si possono creare vi porto degli esempi specifici.

Primo esempio: un’azienda nostra cliente, da sempre impegnata nella produzione di asparagi bianchi, decide, per incrementare i propri utili, di pelare una parte degli stessi e di rivenderli in confezioni sigillate pronte per il consumo; inoltre di fare delle creme, utilizzando un’altra parte degli stessi asparagi. E’ ovvio che non parliamo di quantità elevatissime, ma ciò ha consentito loro di diversificare l’offerta e di proporre, con le creme, un prodotto tutto l’anno e non solo durante i 60 gg di lavorazione dell’asparago.

Hanno così creato un flusso di cassa continuo. Sulla base di questa esperienza hanno poi deciso di iniziare a trasformare altri prodotti, arrivando ora ad avere qualcosa come 30 referenze diverse ed hanno affiancato all’azienda agricola una vera e propria azienda commerciale, che si occupa di trasformazione e che produce un ulteriore reddito. Il fatturato generato dall’azienda agricola fa tuttora la parte del leone, ma secondo il loro business plan la situazione dovrebbe capovolgersi nel giro di un paio d’anni. Chiaramente questa azienda si rivolge essenzialmente a un pubblico locale e quindi veneto nello specifico, ma con altri prodotti, quali ad esempio i vasetti di asparagi, raggiunge mercati come il Giappone, con dei prezzi impensabili dalle nostre parti. Tutto questo è stato realizzato con un minimo investimento iniziale (chiaramente ad oggi, essendosi sviluppata notevolmente la mole di lavoro, hanno dovuto dotarsi di un equipaggiamento adatto).

Secondo esempio: questa azienda aveva una storia di famiglia presso il mercato ortofrutticolo; si sa che i mercati oggi hanno delle difficoltà, e parlando con loro accennai ad uno spazio che si era creato, nella loro zona, nel settore delle patate pelate. Decisero di iniziare a fare delle prove manualmente, e da subito la risposta della loro clientela fu eccezionale perché, seppur le quantità fossero minime, avevano un prodotto che non era neanche lontano parente delle patate pelate industrialmente.
Da qui decisero di acquistare qualche piccola macchina per mantenere l’artigianalità del loro prodotto ma aumentando nei quantitativi. Il passaggio successivo fu un aumento delle referenze, come la zucca pelata e l’ananas e il melone a cubetti.
Quasi tutte le operazioni vengono tutt’ora svolte manualmente perché è ciò che li differenzia da ciò che già offre il mercato; solo per alcune fasi si sono dotati ultimamente di attrezzature che consentono accelerare il lavoro.

Questi sono solo 2 di innumerevoli esempi che potrei portarvi, ma il significato è chiaro: lo spazio per chi vuole diversificare e ottenere di più c’è, purché si ragioni in un’ottica di prodotto di qualità. Allora, se si va in quella direzione, anche i prezzi diventano relativi. Viceversa, se la qualità non è alta, e magari si entra in una dinamica quantitativa, il rischio, o meglio la certezza, è di non riuscire a sostenere una lotta impari con aziende che fanno dei volumi la loro filosofia aziendale.

Riprenderò comunque questi concetti in articoli successivi.

Ci vediamo a marzo

Alberto

Alberto SgorbatiAlberto Sgorbati


Iscriviti alla newsletter


Vuoi essere sempre aggiornato sugli articoli di Alberto e sulle news del settore ortofrutticolo? Clicca sul pulsante ed inserisci i tuoi dati per non perdere nessuna novità di settore!

ISCRIVITI ORA