I nostri imprenditori sono eccezionali, perché vendono a prezzi mondiali pur con costi italiani

“Tutti i nostri imprenditori sono eccezionali, perché vendono a prezzi mondiali pur con costi italiani. Sono degli eroi. Abbiamo dei costi di produzione elevatissimi, eppure riusciamo a stare sul mercato”.
Sono parole pronunciate da Gianluca Lelli, di Coldiretti, durante la tavola rotonda svoltasi nell’ambito del convegno “Il fattore lavoro come elemento di competitività del settore” promosso da Italia Ortofrutta, in occasione della sua assemblea annuale a Fico Eataly World (Bologna).

Nell’occasione sono stati presentati i dati contenuti nello studio Nomisma-Italia Ortofrutta “Profilo di un settore labour intensive” , che si possono così riassumere:

  • una domanda di lavoro superiore rispetto alle altre produzioni agricole: il 43% dei rapporti di lavoro attivati nel settore primario nel 2017 fa riferimento, infatti, alle colture ortofrutticole.

  • nello stesso anno sono stati registrati 1.097.007 occupati in agricoltura (con una variazione positiva del 4% nel periodo 2012-2017) prevalentemente al Sud (57%), seguito dal Nord (31%) e dal Centro (12%).

  • il costo del lavoro in fase di lavorazione e condizionamento dell’ortofrutta, peraltro, incide per il 59% sul valore aggiunto del settore.

A questo si aggiunga che “In media, il salario è di 10 €/h in Italia – come ha detto Ersilia Di Tullio di Nomisma – 7 in Spagna e 1 euro/ora in Marocco. Si comprende quindi che in Marocco sia di circa 10 volte inferiore rispetto all’Italia.

Se poi analizziamo il Sistema Paese italiano, rispetto ad altre nazioni, rileviamo 5 criticità (accesso al credito, permessi di costruzione, tasse, imposta complessiva e aliquota di distribuzione, rispetto dei contratti), contro una sola della Spagna (avvio attività) e 4 del Marocco (accesso all’elettricità, accesso al credito, procedure di commercio, soluzione delle insolvenze)”.

Secondo il direttore di Italia Ortofrutta, Vincenzo Falconi, “se al costo del lavoro della fase agricola si somma quello relativo alle operazioni di lavorazione e condizionamento in magazzino, emerge come circa il 40% del ricavo delle vendite di una organizzazione di produttori del settore ortofrutticolo (OP) sia destinato a remunerare il solo fattore lavoro. In queste condizioni, i prezzi di mercato non coprono i costi di produzione, certi e in aumento, molti dei quali incomprimibili come la manodopera. La mancanza di redditività del settore ostacola gli investimenti in ricerca, sviluppo ed innovazione che sono alla base della competitività futura”.

E’ intervenuto anche il Presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, secondo il quale “Nelle aree ad elevato livello di specializzazione ortofrutticola cresce la difficoltà di reperimento di manodopera, anche extracomunitaria, nei picchi di lavoro stagionale. Le difficoltà non sono soltanto legate a soddisfare la domanda in quantità, ma anche in qualità, con lavoratori qualificati e formati”.

Alle istituzioni – ha concluso Velardo – chiediamo di mettere in atto percorsi di concreta semplificazione degli iter burocratici, purtroppo sempre più gravosi in fase di gestione della manodopera e di quella stagionale in particolare, e di favorire i percorsi di reclutamento e di formazione. Urge poi una norma che consenta di dare visibilità alla produzione: oggi sui punti vendita non appare il nome dei produttori o il nome della Op. Se siamo invisibili, come facciamo a valorizzare?”.

 

Fonte: Italia Ortofrutta