Intelligenza Artificiale commestibile? Il futuro del cibo dipende dalla tecnologia

Un decennio fa, un hamburger vegetariano non avrebbe dominato le cronache ma, quando il Beyond Meat Burger è stato lanciato nel 2016, tutto il mondo ne ha parlato. Quest’anno, la società Beyond Meat è diventata il primo produttore di carne vegana a lanciare un’offerta pubblica d’acquisto (OPA) per essere quotata in borsa, con apertura commerciale a 46$ per azione, l’84% in più rispetto al prezzo iniziale. Con una sfilza di concorrenti che le stanno alle calcagna, Beyond Meat sta cavalcando una tendenza sempre più diffusa…

In un certo senso, questa nuova generazione di alternative alla carne è del tutto naturale, essendo composta esclusivamente da proteine vegetali, ma il sapore e la consistenza simile a carne bovina, che hanno tratto in inganno anche i più appassionati carnivori, sono il risultato di incredibili innovazioni tecnologiche (come le macchine specializzate per l’ispezione degli aromi molecolari) e rappresentano un significativo esempio di quel che ci aspetta nel futuro del cibo.

Oggi, l’82% degli americani acquista regolarmente prodotti biologici, rispetto a solo il 45% di mezzo decennio fa, e due terzi dicono che stanno mangiando meno carne, nel tentativo di migliorare la salute, sia del loro corpo che del pianeta. Tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI), la robotica e i big data potrebbero non essere comunemente associate ai movimenti alimentari “naturali” o “salutisti”, ma in realtà queste tecnologie avanzate ci consentono di mangiare in modo più pulito, più locale e più sostenibile di quanto sia mai stato possibile prima d’ora. In questo caso non si parla di organismi geneticamente modificati (OGM) e di modifiche genetiche, bensì di utilizzare la tecnologia per ottenere il massimo da ciò che la natura fornisce, per portare cibo sano e più abbondante nei nostri piatti.

Ecco come la tecnologia futuristica sta già cambiando il modo in cui mangiamo.

Il campo di un contadino sembrerebbe non essere il primo posto in cui trovare alcuni dei robot più sofisticati del mondo, ma è esattamente dove i ricercatori del celebre MIT (Massachusset Institute of Technology) testano le loro ultime invenzioni. Il recente sviluppo di robot intelligenti in grado di raccogliere il cibo direttamente dalle piante offre una soluzione high-tech a problemi perenni, come lo spreco di cibo e la scarsità di manodopera agricola. A differenza dei raccoglitori automatici del passato, questi robot utilizzano l’apprendimento automatico (il cosiddetto machine learning) per identificare la differenza tra frutto e pianta, in modo da poter raccogliere più cibo, più velocemente e gestirlo delicatamente al culmine della sua maturazione.

Nel frattempo, start-up come Iron Ox hanno sviluppato interi sistemi di crescita basati sulla robotica volti a ridurre i costi di manodopera e ridurre al minimo la perdita di raccolto dovuta a fattori come i cambiamenti climatici. L’avvento di ausili tecnologici come droni impollinatori e trattori a guida autonoma sta contribuendo ad aumentare l’efficienza nei campi e nelle serre. Di conseguenza, quei deliziosi pomodori biologici sulla nostra insalata arriveranno sempre più attraverso una mano ad alta tecnologia.

Gli esseri umani stanno mangiando una più ampia varietà di cibo rispetto al passato (sapevamo forse dell’esistenza della quinoa negli anni ’90?), e l’accesso senza precedenti all’ultimo cibo del giorno è grazie, in gran parte, ai big data e all’intelligenza artificiale.

Queste due tecnologie funzionano mano nella mano per darci gli ingredienti abbondanti che molti di noi danno per scontati. Come? I dati ci dicono cosa sta succedendo nei campi e l’intelligenza artificiale ci dice cosa fare con tutte queste informazioni. In termini pratici, questo uno-due tecnologico elimina le congetture dall’agricoltura per aumentare la salute delle piante, aumentare i raccolti e, in definitiva, fornire alimenti qualitativamente costanti, più sani e più convenienti, cosa sempre più cruciale in un clima in continua evoluzione.

Un’altra start up, Farmer’s Edge, raccoglie i dati e le informazioni provenienti dai satelliti e dai sensori intelligenti per monitorare i minuscoli cambiamenti delle condizioni meteorologiche. Altre aziende ancora raccolgono enormi quantità di dati su tutto, dall’umidità del terreno alle routine di fertilizzazione, mentre i monitor e il software meteorologico prevedono le precipitazioni con precisione millimetrica.

Terramera sta lavorando per sfruttare “l’intelligenza delle piante” raccogliendo dati su come gli input (qualsiasi cosa, dai fungicidi ai fertilizzanti, dai nutrienti all’acqua) influenzano tutto, dalla suscettibilità di una pianta a parassiti e malattie, alla resa, alla qualità, alla resistenza alla siccità e il suo contenuto di proteine o zucchero.

Poiché il cambiamento climatico influenza sempre più la prevedibilità dei modelli meteorologici, avere il controllo sulla forza di una coltura è vitale per la nostra sopravvivenza e per la continuità di ogni varietà culinaria. L’obiettivo finale? Consentire ai coltivatori di accedere alle informazioni di cui hanno bisogno per coltivare colture forti e abbondanti, indipendentemente dalle condizioni.

Man mano che i consumatori diventano più a loro agio con “intrugli” come Beyond Meat e interessanti nuove opzioni di produzione (germogli di cavolo, li conoscete?), l’ AgTech (agricoltura tecnologica) sta abbracciando con entusiasmo il miglioramento delle colture. Per essere chiari, non si tratta di manipolare alimenti e introdurre DNA estraneo: si tratta di applicare tecniche intelligenti basate sui dati in modo che i coltivatori possano minimizzare i rischi, le malattie e le perdite e enfatizzare il pieno potenziale e le caratteristiche naturali di una pianta.

Alcune frequenze di illuminazione, ad esempio utilizzando luci a LED, possono modificare il gusto e l’odore di un pomodoro, mentre la rucola può diventare più o meno piccante a seconda dei nutrienti che riceve. Poiché l’agricoltura indoor, le serre verticali e le camere di crescita automatizzate consentono un maggiore controllo sull’ambiente di crescita di una pianta, stiamo entrando in un mondo in cui il sapore può diventare personalizzabile per coltura, il tutto attraverso input etici non invasivi che massimizzano il potenziale esistente di Madre Natura.

Stiamo già assistendo a una maggiore trasparenza da parte dei nostri produttori e fornitori di prodotti alimentari (basti pensare a come i ristoranti spesso elencano la fattoria da cui proviene il petto di pollo nel nostro piatto) ma seguire più da vicino il nostro cibo non significa solo mangiare in modo etico: riguarda anche la sicurezza. Più conosciamo il viaggio di un alimento, più possiamo combattere la contaminazione e malattie alimentari come l’Escherichia coli.

Alcune aziende, come AgriDigital e Bext360, stanno sfruttando l’iper-accuratezza della tecnologia blockchain per aiutarci a tenere d’occhio da dove proviene il nostro cibo e cosa ne è seguito lungo il percorso. In definitiva, la blockchain funge da libro mastro decentralizzato che consente di tracciare le cose su una scala che gli esseri umani non avrebbero mai potuto fare prima (come tracciare il percorso dei singoli chicchi di caffè dal campo all’espresso). Tracciabilità significa responsabilità, per consumatori finali e coltivatori, il che significa che possiamo sentirci al sicuro sul cibo che stiamo mangiando, anche se i problemi ambientali stanno cambiando.

Infine, c’è un altro motivo per cui la tecnologia è pronta a rivoluzionare il modo in cui coltiviamo il cibo nei prossimi anni: con una popolazione globale in forte crescita, non possiamo fare affidamento sul modo in cui abbiamo fatto finora queste cose per fornire la portata e la varietà di alimenti naturali richiesti dai consumatori. Fortunatamente, l’ AgTech è ben posizionata per dare una mano a creare maggiore sostenibilità, cibo più pulito, abbondanti germogli di cavolo e qualsiasi altra prossima tendenza alimentare potrebbe essere dietro l’angolo.

 

 

Fonte: GreenBiz



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