Come eliminare gli sfridi nelle linee di taglio vegetali e patate

Come eliminare gli sfridi nelle linee di taglio vegetali e patate

In molti casi, nelle linee di taglio vegetali, quando si va ad automatizzarle, a seconda del formato desiderato e delle dimensioni dello stesso, si vengono a formare i cosiddetti sfridi di lavorazione, ossia le piccole parti solitamente ricavate dai bordi del prodotto che, per ovvia ragione, non possono avere le dimensioni desiderate; in molti casi si decide di andare a rimuoverli per offrire una confezione con dei prodotti uniformi.

Ma qual è la strada migliore per rimuovere questi pezzi senza correre il rischio di perdere anche dei prodotti buoni?

Le macchine meccaniche a disposizione per questa tipologia di lavoro sono essenzialmente 3 :
  • Screen piece remover: è una maglia vibrante con dei fori, che possono essere quadrati o rotondi, di dimensioni variabili che permettono ai pezzi di cadere durante l’avanzamento. È abbastanza efficace, anche se talvolta dei prodotti buoni cadono nei fori e, soprattutto, è molto vincolante in termini di dimensioni, costringendo a cambiare la maglia (con conseguenti tempi di cambio) ogni volta che si cambiano le dimensioni del prodotto da vagliare.
  • Sliver remover: può essere a rulli orizzontali o longitudinali, ma essenzialmente svolgono lo stesso lavoro. Infatti i rulli, la cui distanza è regolabile in funzione della dimensione che possono assumere gli scarti (su un taglio 25×25 avremo scarti anche di 2 cm, viceversa su tagli 5×5 parliamo di scarti al massimo di 2-3 mm), fanno avanzare il prodotto e a mano a mano eliminano gli sfridi. Un vantaggio di questa soluzione è di poter regolare velocemente la distanza dei rulli (manualmente, con manovelle, o elettricamente) e quindi di poter utilizzare la macchina per vari tagli.
  • Lenght piece remover: questo sistema è principalmente usato per prodotti lunghi, quindi bastoncini (è usato anche per carote intere). Un piatto vibrante fa sì che i prodotti siano tutti allineati in lunghezza; tra un piatto vibrante e l’altro ci sono spazi di dimensioni sempre minori per rimuovere via via tutti i pezzi. Onestamente, trovo sia la soluzione meno precisa e anche meno eclettica,  quindi la propongo sempre meno ai nostri clienti.
Se invece ci allontaniamo dalla meccanica, abbiamo le selezionatrici ottiche che, con un buon grado di efficienza (tra l’80 e il 95%, in funzione del modello, della portata e del tipo di taglio ) sono in grado di eliminare i tagli non conformi. Chiaramente quest’ultima soluzione è destinata principalmente ad aziende con un volume produttivo importante, quindi in grado di ammortizzare l’investimento , che è decisamente più impegnativo di quello dei modelli meccanici, in tempi brevi.
Normalmente, indipendente dalla soluzione scelta, il togli sfridi si può posizionare prima dei lavaggi, appena dopo i tagli ma, talvolta, aziende che intendono valorizzare gli sfridi con dei sottoprodotti, lo vanno a posizionare dopo il lavaggio, in modo da avere anche gli sfridi già lavati e sanificati. Comunque, non c’è una regola in tal senso, ma va in base alle esigenze specifiche.
Avere dei prodotti omogenei non solo è un vantaggio a livello estetico ma, ad esempio con prodotti di V gamma, ossia precotti, permette di avere dei tempi di cottura identici per ogni singolo pezzo, eliminando disomogeneità all’interno delle confezioni.

E voi quale sistema adottate per rimuover gli sfridi dalle vostre lavorazioni?

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