L’azienda agricola Cappelletto è una storica azienda del padovano, nata come classica azienda agricola e che negli ultimi 20 anni si è avvicinata all’industria e al mondo della IV gamma. Oggi sono con Gabriele, titolare dell’azienda e terza generazione della famiglia. Circa 5 anni fa abbiamo iniziato un rapporto, nato con la semplice fornitura di macchinari e via via cresciuto, prevedendo oggi, oltre ai classici servizi legati alle macchine (manutenzione e ricambistica), anche servizi più strategici, quali il come il business design (ve ne parlerò in un prossimo articolo) e la brand identity.
Ma ora voglio lasciar parlare Gabriele, dell’azienda e delle sfide presenti e future che lo attendono.
Buongiorno Gabriele e grazie della tua disponibilità. Vorrei porti qualche domanda per far capire meglio ai nostri lettori cosa significa lavorare in un’azienda familiare, quali sono i risultati e quali le difficoltà.
1. Vorrei che ci raccontassi in breve l’azienda Cappelletto: come è nata, come si è sviluppata, che prodotti realizza, chi sono i vostri clienti e perché vi cercano?
L’azienda agricola nasce come molte piccole aziende agricole venete, dove si coltivavano cereali e ortaggi insieme a un po’ di animali; con mio papà sono aumentati gli ortaggi e con il mio arrivo, ufficialmente nel 2004, anche se sono cresciuto in azienda, abbiamo iniziato a trasformare i prodotti, lavorando con la grande distribuzione organizzata e gradualmente siamo cresciuti, fino a raggiungere lo stato attuale.
2. I tuoi studi avevano qualcosa a che fare con il mondo alimentare? Sapevi già che saresti entrato in azienda?
Essendo appunto cresciuto in azienda, diciamo che era un destino già chiaro fin da quando ero piccolo e così anche gli studi sono stati orientati a questo, infatti ho studiato da perito agrario.
3. Quando hai iniziato a lavorare in azienda e quali sono state le tue prime impressioni? Quali le difficoltà?
Ero già consapevole, essendo “figlio d’arte”, di tutte quelle che erano le difficoltà, ma diciamo che in passato era tutto un po’ più chiaro, nel senso che sapevi dove potevi arrivare, nel bene e nel male; avevi possibilità di ingrandirti o meno a seconda delle opportunità e dell’interesse, certamente potevi avere difficoltà in campo, ma il mercato e i consumatori erano abbastanza costanti. Certo, poteva esserci un cattivo raccolto ad esempio, ma i consumi erano stabili e anche i prezzi, non bisognava continuamente inventarsi qualcosa. Questo fino al 2008 circa, da quel momento credo ci sia stata una trasformazione dei consumatori, ma prima di tutto dell’offerta: bisogna continuamente inventarsi qualcosa; i prezzi di vendita non crescono mentre i costi si, Senza contare l’ultimo periodo, dove sono esplosi, ma speriamo sia un fenomeno temporaneo. Ci sono da un lato più opportunità ma anche saturazione , un mercato che un giorno vuole una cosa e la vuole subito e il giorno dopo cambia idea, viene richiesta la perfezione a fronte di costi bassi ma poi se cerchi di non andare dietro a questo sistema vieni subito sostituito da aziende che non possiedono tutte le certificazioni a noi richieste, eppure vendono i loro prodotti a costi chiaramente inferiori. È complicato e sebbene sia ciò che ami ci sono giornate veramente dure…non è lavorare che spaventa, ma farlo senza poter mai rilassarsi, non dico godere dei frutti del proprio lavoro, ma quantomeno essere tranquillo che lavorando in un certo modo otterrò risultati. Comunque, rimango sempre ottimista, altrimenti non sarei più qui.
4. Noti un cambiamento nella percezione dei consumatori? La vostra attività è cambiata? se si, come?
Come dicevo prima, è tutto cambiato; il consumatore è sì cambiato, ma credo che il cambiamento non sia nato dal consumatore, nel senso che se io al consumatore non dò una scelta, non è che se lo inventa…ora invece vediamo nei banchi tante di quelle referenze (e spesso molte non hanno neppure i numeri per giustificarle), eppure viene richiesto, perché bisogna offrire tutto, cosi come restare aperti la domenica. Non penso che se i supermercati chiudessero la domenica ci sarebbe uno sciopero nazionale dei consumatori. Invece stanno aperti 363 giorni all’anno e richiedono a noi fornitori di prodotti freschi una consegna anche nei festivi, costringendoci di fatto ad aumentare i costi, ma i consumi sono sempre gli stessi. Inoltre, anche il mondo agricolo è cambiato: non si lavora più stagionalmente, ma a tempo pieno, per dare lavoro ai dipendenti e continuità di fornitura. La marginalità è calata molto, ci sono molte più regole da seguire.
5. Che cosa pensi della tecnologia? Quali sono gli aspetti positivi e in che cosa l’introduzione di nuove tecnologie in azienda vi ha aiutato?
La tecnologia aiuta, ma bisogna anche avere le persone che la utilizzino correttamente, ed è sempre più difficile trovarle. Sicuramente, grazie alla tecnologia si possono approcciare mercati differenti, ma ha anche livellato molto la qualità. Io personalmente sono un amante della tecnologia e alcuni giorni mi sveglio con il desiderio di acquistare un nuovo macchinario, ma poi appunto mi freno, pensando alla volatilità delle richieste.
6. Cosa suggeriresti ad un giovane che vuole intraprendere nel mondo della lavorazione degli ortaggi?
Di non entrare ameno che non si riesca a creare una collaborazione tra aziende, perché la GDO sta istigando una guerra tra poveri…infatti io cerco sempre di offrire prodotti innovativi, con una qualità alta…non lusso, ma sicuramente usando materie prime di qualità, con attenzione al packaging, innovando insomma. Per fare questo devo avere una certa remunerazione, se però qualcuno offre sempre lo stesso prodotto ma di qualità più bassa ad un prezzo inferiore e la GDO guarda solo quello, c’è poco da fare. Per fortuna non tutte le catene lavorano, così ma fare qualità nel nostro settore e riuscire a venderla è sempre più difficile, anche considerando che tra crisi, pandemia e ora la guerra, il potere d’acquisto delle persone si riduce e pertanto si riduce anche il numero di persone che possono acquistare certi prodotti. Spazio per fare c’è sempre, ma bisogna essere ben consapevoli che non è tutto rose e fiori e comunque c’è una certa ciclicità. Basta dire che ormai molti agricoltori sono tornati al grano perché ha dei prezzi molto alti ed è molto più facile da meccanizzare e gestire.
7. E che suggerimento daresti a un’azienda del settore che è in difficoltà e che necessita di un cambio di marcia significativo per mettersi al passo coi tempi?
Non è facile dare suggerimenti, anche considerando che a volte ne avrei bisogno anche io e sicuramente non ho la verità assoluta in tasca, magari l’avessi…certamente ci vuole tanta passione, perché ormai non esistono più sabati e domeniche per noi, ma la passione da sola non basta. È importante arrivare col prodotto giusto, con il timing giusto perché a volte si rischia di essere troppo avanti oppure di arrivare quando è tardi. Credo che sia comunque una sfida comune a tanti settori…ad ogni modo, oltre alla passione direi che non bisogna scendere a compromessi, perché alla fine non pagano. Diciamo che dare suggerimenti senza conoscere le cause specifiche delle difficoltà è ben difficile, se fossi io ad esserlo probabilmente strutturerei l’azienda in modo diverso ,riducendo i volumi e rivolgendomi a interlocutori diversi dalla GDO, ma anche questo suggerimento è relativo perché ad esempio durante la pandemia furono gli operatori che lavorano con horeca e ristoranti a ritrovarsi in una situazione drammatica.