Ricevo molte richieste riguardanti i progetti più improbabili; ascolto sempre tutti volentieri, perché ritengo che spesso ci siano delle buone idee imprenditoriali alle spalle, anche se magari non c’è la sufficiente forza economica per svilupparle, ma a questo si può porre rimedio.
Ricevo molte richieste riguardanti i progetti più improbabili; ascolto sempre tutti volentieri, perché ritengo che spesso ci siano delle buone idee imprenditoriali alle spalle, anche se magari non c’è la sufficiente forza economica per svilupparle, ma a questo si può porre rimedio.
Nell’ultimo anno queste richieste, complice la pandemia e il fatto che molti pensano, parzialmente a ragione, che mangiare si mangia sempre e quindi l’ortofrutta è un buon settore dove posizionarsi, sono notevolmente aumentate. Purtroppo, mi trovo molto spesso a cercare di far capire che non è sufficiente sapere dove comprare un prodotto e acquistare un paio di macchine per pelare e confezionare. Le attività che vi sono dietro un’attività di lavorazione/trasformazione di prodotti ortofrutticoli, anche per realtà non industriali, sono molte e fanno la differenza tra un business profittevole ed uno non. Per questo cerco sempre di aprire gli occhi dei miei interlocutori e di far comprendere loro il quadro d’insieme; a volte forse qualcuno lo “perdo per strada”, perché gli uccido ogni illusione, ma credo fortemente sia più corretto non far spendere denaro inutilmente se non ci sono i presupposti necessari ad iniziare un’attività di questo tipo.
Qual è la tua idea di partenza? è già presente sul mercato qualcosa di simile? iIn cosa si differenzia dai concorrenti? che posizionamento avrà sul mercato? Non è necessario fare grandi volumi, anzi, io sono sponsor di piccole aziende con prodotti di nicchia o di alta qualità, ma bisogna che l’idea sia ben chiara.
Capita molto spesso che chi mi contatta mi dica di avere a disposizione il tal prodotto e che ritenga sia facile piazzarlo; purtroppo, così non è. Soprattutto a causa della chiusura del canale Horeca, ci sono contrazioni della richiesta di molti prodotti e lavorare con la GDO, per chi parte da zero, è molto difficile, a meno che non si abbia un prodotto di alta gamma. È importante fare in modo che, a fronte di un investimento, più o meno significativo, si abbiano già dei contratti a copertura, anche parziale, dell’esborso. In caso contrario, si può lavorare eccezionalmente, avere tutti i macchinari di questo mondo, ma il prodotto rimarrà invenduto e i conti difficilmente torneranno.
Sebbene sembri scontato, così non è. Se si offre un prodotto, al di là delle normali stagionalità, si deve essere in grado di fornirlo sempre e, con i cambiamenti che stanno avvenendo a livello climatico, questo non è sempre facile… neppure per i grossi player, che sono organizzati con le loro filiere, figuriamoci per i piccoli.
Ovviamente si parla sempre di numeri, ma non serve un business plan che, a mio avviso, ai giorni nostri lascia il tempo che trova; visti i comportamenti schizofrenici dei mercati, prevedere nei dettagli un business a 5 o a 3 anni mi pare utopico, soprattutto per chi parte da zero. E’ invece fondamentale, per partire col piede giusto, avere un’idea dei costi totali, mano d’opera, trasporti, ammortamenti macchinari ecc.
Soprattutto per chi intende operare nel settore della trasformazione è importante conoscere bene le normative; quanti lavaggi si devono effettuare? che concentrazioni di sanificanti si possono usare? quali sono le certificazioni necessarie? e così via… un tecnologo alimentare che curi queste fasi è fondamentale.
Vi sono già degli spazi da utilizzare? sono adibiti alle lavorazioni che intendiamo fare? le utilities sono presenti? sono state quantificate nei costi totali? il magazzino è di facile raggiungibilità o il costo del trasporto inciderà? Tante ulteriori domande a cui dare una risposta prima di partire.
Ovviamente non serve che vi sia una risposta immediata a tutte queste risposte, ma devono essere chiari questi punti, che sono importanti tanto quanto le attrezzature da acquistare per la lavorazione, la trasformazione e il confezionamento. Ma queste ultime, da sole, non bastano. Purtroppo, vedo tante buone idee morire per mancanza di analisi del progetto globale e quando ciò accade mi dispiace; ma quei progetti che prendono piede seguendo questa analisi preliminare hanno una forza importante e difficilmente falliscono.
Alberto