L’ Unione Europea, mediante la strategia Farm to Fork, ha sancito la necessità di sostenere le piccole e medie aziende di produzione e trasformazione, anziché erogare il 90% dei fondi strutturali all’agroindustria.
L’ Unione Europea, mediante la strategia Farm to Fork, ha sancito la necessità di sostenere le piccole e medie aziende di produzione e trasformazione, anziché erogare il 90% dei fondi strutturali all’agroindustria.
Agroindustria che, sia ben chiaro, ci ha aiutato, rendendo per molto tempo disponibile ogni tipo di bene sulle nostre tavole, ma il cui stile non è più sostenibile dal pianeta terra.
Si deve tornare a seguire le stagionalità, a seguire i cicli, a consumare prodotti più vicini a noi (se non proprio a km-zero quantomeno non prodotti dalla parte opposta del globo). Solo così potremo avere speranze di invertire la rotta che ci vede sempre più vicini ad un punto di non ritorno dopo il quale, volenti o nolenti, saremo tutti costretti a cambiare le nostre abitudini, in peggio, non solo dicendo addio all’abbondanza che di cui beneficiamo ora, ma probabilmente anche a prodotti anche essenziali.
E’ evidente che non si può additare l’agroindustria come l’unica colpevole della situazione attuale: i consumatori hanno spinto in quella direzione, e una vera alternativa non è mai esistita. Infatti le aziende medio piccole hanno sempre evitato di concorrere in mercati più complessi, oppure di evolversi secondo il concetto di imprenditore agricolo…la tipica risposta essendo “si è sempre fatto cosi”.
Certo, è vero che si è sempre fatto così, ma oggi il mondo corre ad una velocità tale che se non si cambia, ci si estingue. Succede in ogni settore, in alcuni più velocemente, in altri meno. Il settore agricolo e della trasformazione è sempre stato più lento rispetto ad altri, ma le nuove tecnologie hanno accorciato questa distanza tra settori e non c’è più tempo da perdere.
Fortunatamente, in Italia ed in Europa sta crescendo una nuova classe di giovani imprenditori agricoli, costituita sia dalla nuova generazione che prende le redini dell’azienda, sia da giovani che si appassionano alla coltivazione terra ed ai suoi frutti. Grazie a loro il settore si è notevolmente “svecchiato” ed è più aperto a recepire le novità.
Novità che possono essere le più diverse: ho parlato in precedenti post di industria 4.0 come strumento per migliorare le performance riducendo i costi e le inefficienze; ho parlato di packaging come strumento per la riduzione della plastica e degli imballi non riutilizzabili; ed ho parlato ancora di altri argomenti inerenti la sostenibilità…
Oggi voglio però focalizzarmi sull’importanza della ricerca e sviluppo (o, come si dice in inglese, R&D, Research and Development).
Di solito, quando parlo di ricerca e sviluppo, vengo subito fermato perché si ritiene, erroneamente, che siano qualcosa ad uso e costumo delle grandi aziende dell’agroindustria. Invece sono altrettanto importanti per la piccola e media impresa, perché se non si introducono nuove ricette, nuovi prodotti, nuove soluzioni, piano piano ci si allinea a quello che offrono tutti: il prodotto viene vissuto come una commodity e i prezzi crollano, cosi come la profittabilità. Profittabilità che è a sua volta fondamentale per continuare ad investire in ricerca e sviluppo, creando quel circolo virtuoso essenziale in qualsiasi impresa per essere sempre un passo avanti alla concorrenza.
Ecco cosa significa per me fare ricerca e sviluppo nelle piccole aziende di lavorazione e trasformazione ortaggi:
Ps: badate bene, non parlo di aggregazioni di aziende dello stesso settore che cercano di avere più forza contrattuale ma veri e proprio co-branding dove aziende anche di settori diversi o comunque attigui, creano nuovi prodotti o soluzioni fino ad ora inesplorati.
La grande azienda ha normalmente una figura interna (o anche svariate) atta ad occuparsi di ciò. La piccola-media azienda, salvo che vi sia un background (ad esempio che prima si occupava di ristorazione) fa più fatica a calarsi in quest’ottica e per questo ha bisogno di una figura esterna con cui collaborare temporaneamente o in maniera continuativa. A molti sembrerà un costo ulteriore in un periodo in cui ci sono già tante difficoltà, consumi altalenanti e margini risicati ma, se si vuole innescare un circolo virtuoso, è un salto da fare e velocemente. Grazie alla strategia europea Farm to Fork, nei prossimi anni dovrebbero esserci più fondi a disposizione delle piccole aziende per intraprendere questo processo (anche se l’ultimo testo PAC approvato non è stato cosi generoso con quest’ultime, come ci si aspettava).
A settembre dovrebbero riiniziare le fiere in presenza. Dopo questo lungo periodo di stop, anche uno come me, notoriamente avverso alla partecipazione a questi eventi (soprattutto quando non vi sono novità interessanti, ma ci si riduce al dover esserci), è in trepidante attesa per scoprire se ci saranno nuove soluzioni per migliorare la lavorazione dei vostri ortaggi.
Buone vacanze, ci sentiamo a settembre.