“Mangiare locale” non aiuta molto la salute del pianeta | Sgorbati Group
18 Febbraio 2020
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Si scopre che “mangiare locale” non aiuta molto la salute del pianeta

Esistono modi più efficaci per alleviare il senso di colpa di chi mangia carne piuttosto che “acquistare locale”.

Nel 2007, la parola dell’anno del dizionario New Oxford American Dictionary fu locavore (ovvero persona che si nutre di cibi provenienti da posti vicini a quelli in cui vive): simboleggiava la crescita del movimento a favore dei cibi “locali” in luogo di quelli soggetti a lunghi trasporti.

Questo adagio, “mangia locale“, è rimasto in voga e il carattere locale del cibo è spesso usato come motivo di vendita, sostenendo che non è solo più salutare, ma fa bene all’ambiente, dal momento che spedire cibo a lunghe distanze spesso richiede più carburante per i trasporti.

Il cambiamento climatico non è un problema che può essere risolto solo con un’azione individuale: abbiamo bisogno di maggiori cambiamenti strutturali sistemici nel modo in cui ricaviamo la nostra energia, nel modo in cui costruiamo i nostri edifici e nel modo in cui ci muoviamo.

Tuttavia, è importante considerare in che modo le nostre scelte alimentari incidono sul clima, poiché la produzione alimentare in generale, dall’agricoltura alla distribuzione, rappresenta oltre un quarto delle emissioni di gas serra in tutto il mondo. Coloro che desiderano fare la differenza in quest’ambito possono finire col cercare uova o pesce locali nei loro negozi di alimentari.

Ma un nuovo rapporto di Our World In Data ha scoperto che “mangiare locale” è in realtà uno dei consigli più fuorvianti. Quando si è analizzato esattamente da dove provengano le emissioni di gas serra per diversi tipi di alimenti, il trasporto si è rivelato una percentuale quasi trascurabile delle emissioni complessive. La ricerca ha concluso che è possibile avere un impatto maggiore sulla riduzione delle emissioni attraverso gli alimenti che si sceglie di mangiare (o non mangiare), che non acquistando cibo locale. Utilizzando i dati provenienti da un’ampia metanalisi dei sistemi alimentari globali, sono stati analizzati 29 diversi prodotti alimentari e quindi li si è classificati in base al loro “cattivo” impatto sull’ambiente. Come è noto da tempo, i prodotti di origine animale figurano in cima alla lista.

La carne è costantemente uno dei peggiori trasgressori del clima; Hannah Ritchie, ricercatrice di Our World in Data, ha scoperto che un solo chilogrammo di carne bovina comporta l’emissione di 60 chilogrammi di gas serra. In confronto, i piselli emettono un kg di gas serra per kg.

Osservando più da vicino per comprendere da dove provengano esattamente quei gas serra, si nota che non provengono dai trasporti. Molte più emissioni provengono dal cambiamento dell’uso del suolo e dal processo agricolo stesso. “Le emissioni combinate derivanti dall’uso del suolo e dalla fase agricola rappresentano oltre l’80% dell’impronta per la maggior parte degli alimenti”, ha scritto Ritchie. Questo è vero per la maggior parte degli alimenti: nel complesso, i trasporti rappresentano meno del 10 % delle emissioni di gas serra. Per gli alimenti a grandi emissioni, come carne di manzo e maiale, il trasporto rappresenta una percentuale ancora inferiore.

C’è un’eccezione, ha sottolineato Ritchie, e riguarda gli alimenti che ci arrivano via aerea. Si tratta una piccola percentuale di alimenti, solitamente deperibili, come asparagi, fagiolini e bacche; ma solo il 16% dei chilometri percorsi dal cibo avviene in cielo. Se mangiate carne locale per alleviare il vostro senso di colpa dovuto al consumo di cibo non favorevole al clima, beh, purtroppo non sembra essere un’ottima soluzione. L’analisi di Ritchie è solo l’ultima di una serie per dimostrare che il modo migliore per sostenere l’ambiente è mangiare pasti a base vegetale.

E non si deve necessariamente diventare vegano per farlo: uno studio del Journal of Environmental Science and Technology nel 2008 ha scoperto che un solo giorno alla settimana senza mangiare carne bovina e latticini potrebbe ridurre le emissioni di gas serra più che acquistare tutti i generi alimentari da fonti locali. “Sia che lo compri dall’agricoltore della porta accanto o da molto lontano, non è il luogo che rende grande l’impronta di carbonio della tua cena, ma il fatto che sia carne di manzo”, ha scritto Ritchie.

Fonte: Vice

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